Fish Calabria ONLUS

lente

logo sito
  • Menu principale [0]
  • Organizzazione [1]
  • Progetti [2]
  • Tematiche [3]
  • Formazione [4]
  • Eventi [5]
  • Publicazioni [6]
Menu principale
  • Home
  • Cont@tti
  • Agenda
  • Download
  • Link
  • Mappa del sito
  • Newsletter
  • Reagire
Newsletter


Puoi Iscriverti o Cancellarti

Sondaggi

Quanto sei soddisfatto/a dei servizi sociali che ti offre la Calabria?

1

2

3

4

5

Vedi i Risultati

WEBRADIO

Tasto radio by Certona

Intervista a Nunzia Coppedé 22/10/2010

Nulla su di Noi senza di Noi

Conferenza Regionale 1999   

Gli interventi e le sintesi dei lavori dei gruppo

Mons. Antonio Cantisani (Arcivescovo di Catanzaro - Squillace)
Anche se sono venuto a conoscenza di questa Conferenza regionale quando avevo preso già tanti impegni per oggi, non potevo fare a meno di essere qui stamattina, anche se per pochi minuti, perché mi sono reso conto dell’importanza dell’iniziativa.

A questa Conferenza porto il saluto più cordiale della Comunità Diocesana di Catanzaro - Squillace, ma, potrei aggiungere, porto il saluto di tutte le chiese che sono in Calabria.
Leggendo il programma il mio pensiero è andato subito all’episodio evangelico riportato dall’Apostolo Giovanni al cap. V°, un episodio in cui si parla di un uomo malato da 38 anni, al quale Gesù dice: "Vuoi guarire?" e il malato risponde: "Non ho nessuno che m’immerga nella piscina". Sappiamo che Gesù conclude dicendo: "Alzati e cammina". Mi pare che noi siamo, a questa Conferenza, appunto per vedere cosa si può fare e cosa si deve fare per non meritare il rimprovero di quell’ammalato. Tutti, istituzioni, associazioni, persone private, tutti siamo chiamati a fare la propria parte e perciò ci chiediamo stamattina: "Ma che cosa fare, qual è il nostro ruolo?". A me pare che occorra innanzi tutto promuovere tutte quelle iniziative ed assumere tutte quelle decisioni che risultano idonee a riportare i soggetti dalla marginalità alla centralità. È necessario poi reimpostare i rapporti tra le diversità, considerando appunto la diversità una risorsa e riscoprendo così la solidarietà come unica valida dimensione relazionale.
Bisogna poi rileggere l’organizzazione del territorio e delle risorse con gli ultimi, e a partire dagli ultimi. Io, da Vescovo, sento spesso il bisogno, oltre che il dovere, di parlare di scelta preferenziale dei cosiddetti "ultimi" e dico sempre che non è un optional, è una dimensione essenziale dell’essere cristiano; dico essenziale e insisto su questo, non solo perché è il Signore che si fa garante della difesa degli ultimi, ma anche perché, vivendo questa scelta, noi indichiamo che tipo di società vogliamo costruire; l’uomo non vale per il suo potere, per il suo prestigio o per la sua salute, ma l’uomo vale perché è uomo, perché porta con sé la trascendenza della persona; vanno infine create le condizioni oggettive e soggettive perché tutti, e sottolineo tutti, possano accedere, con eguale diritto, alla promozione e alla formazione della loro e dell’altrui dignità.
Certo, c’è una dimensione della riabilitazione che deve essere vissuta dagli stessi soggetti; questi devono abbandonare la "comoda" posizione esistenziale dell’assistito per riscoprirsi nuovi soggetti attivi, partecipativi, effettivamente solidali; se anche loro sono chiamati ad essere pienamente integrati nella società, devono avvertire tutta la responsabilità, che da ciò deriva, nel creare tutte quelle condizioni, oggettive e soggettive, che possano ostacolare il perpetuarsi della marginalizzazione loro e delle altre persone deboli.
Non c’è bisogno di sottolineare che l’impegno per i disabili è una delle espressioni più significative della carità evangelica; per i cristiani è davvero un precetto. "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me", dice il Signore.
Avrete senz’altro percepito una delle novità del Giubileo ormai imminente; si parla di santuari, pellegrinaggi; tutte cose belle, ma è sottolineato nelle disposizioni per il Giubile che il pellegrinaggio più significativo è quello che si fa a Cristo, che è presente in ogni persona che si trova in necessità; e mi pare che sia una novità significativa e innovativa. Parlo di precetto del Signore, precetto che diventa anche inquietudine perché c’è la piena consapevolezza delle resistenze che un determinato progetto può causare, certo anche negli emarginati, a cui si propone di diventare nuovi soggetti di diritti e di doveri, ma c’è inquietudine perché c’è la piena consapevolezza di gravi, continue resistenze in chi ha causato tali emarginazioni, e comunque si propone, una buona volta, a impegnarsi per superarle e diventare solidale.
Certo si è consapevoli che gli itinerari riabilitativi appartengono alla sfera dell’utopia sociale, politica, religiosa; essi però fanno parte integrante di qualsiasi processo storico di cambiamento; senza l’utopia, la storia non cambia.
Concludendo, approfitto dell’occasione che mi viene offerta per dire che la Chiesa rinnova l’impegno di diffondere in maniera sempre più capillare questa cultura che vuole mettere i disabili al centro e vuole farli diventare protagonisti di un mondo più umano; ricordando la massima evangelica che ci ammonisce come sia beato solo chi ha fame e sete di giustizia, la Chiesa rinnova l’impegno a sostenere, soprattutto attraverso i gesti profetici che, se coerenti al Vangelo, devono perfino anticipare la legge, rinnova la Chiesa l’impegno a sostenere quanti vogliono davvero promuovere e riaffermare costantemente la dignità delle persone svantaggiate.
Con questi sentimenti io porgo gli auguri più fervidi di buon lavoro esprimendo la fiducia, anzi, esprimendo la certezza che in questa Conferenza, come ha scritto l’Onorevole Assessore, si faranno davvero verifiche costruttive, e da questa Conferenza emergeranno proposte concrete. Grazie.

Dott.ssa Caterina Salerno (Provincia Catanzaro)
Buon giorno. É un grande piacere per me rappresentare oggi qui l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e porto un saluto affettuoso del Presidente Traversa. É un gran piacere essere presente in questa occasione, che vede le istituzioni insieme al privato sociale affrontare il problema della realizzazione e dell’effettivo stato di attuazione delle politiche in Calabria sull’handicap.
Non dobbiamo avere difficoltà a riconoscere che purtroppo ancora lo stato di attuazione di queste politiche è uno stato ancora iniziale; però questo è un segno importante perché dimostra che le istituzioni hanno fatto proprio il problema e intendono essere vicine a questo mondo, che è un mondo di sofferenza ma anche una grande ricchezza, una ricchezza che noi dobbiamo cogliere e dobbiamo saper valorizzare. É con questo augurio che passo la parola ai relatori; mi auguro che il lavoro di questa giornata porti a programmare e a gestire in maniera sempre più sensibile e competente le politiche sul superamento dell’handicap. Grazie.

On. Giuseppe Torchia (Ass. Sanità e Servizi sociali)
Dobbiamo subito dire qual è lo scopo di questa prima Conferenza regionale. Lo scopo è quello di discutere dei problemi e di predisporre delle proposte da portare alla Conferenza Nazionale per l’handicap, che a breve sarà tenuta a Roma; è quindi importante questa prima Conferenza dell’handicap. Io sono tornato ieri sera da Roma, dove ho partecipato alla prima Conferenza Nazionale della Sanità e mi pare che si è avviato un percorso, per quanto riguarda sanità e servizi sociali, quanto mai utile e necessario; un percorso che non parte più dall’alto verso il basso, ma un percorso che parte dal basso, che parte dalla conoscenza dei problemi con i quali dobbiamo confrontarci giorno dopo giorno, per arrivare a fare delle proposte che necessariamente debbono essere portate al livello nazionale, sia per eventualmente modificare o migliorare la legislazione vigente, sia anche per poter accedere a tutte quelle forme di finanziamento che, anche a livello nazionale, cominciano ad essere molto più consistenti e molto più importanti di quello che sono state finora. C’è una parte che certamente riguarda il bilancio nazionale, così come deve riguardare il bilancio regionale, ma c’è poi una parte che riguarda i fondi europei che dal 2000 al 2006 danno alla nostra Regione un grosso e importante contributo; ma sono dei fondi che dobbiamo saper utilizzare nel migliore dei modi, perché certamente, direi, è quasi l’ultimo treno su cui salire.Sappiamo quello che si sta verificando in campo internazionale, sappiamo che gli interessi, e quindi l’attenzione, dell’Unione Europea è rivolta verso gli Stati orientali e, con l’ingresso di questi Stati, certamente le risorse per gli attuali componenti dell’Unità Europea non saranno più tanto cospicue come lo saranno in questo quinquennio di fronte al quale noi ci troviamo.
La Conferenza regionale, come preparazione alla Conferenza nazionale, è quanto mai necessaria ed opportuna perché, intanto si fa una verifica, giustamente come è stato detto, della situazione attuale in cui noi ci troviamo per quanto riguarda questo problema; noi oggi riusciamo con serenità, ma nello stesso tempo con impegno, ad esaminare la situazione regionale, ma dobbiamo preoccuparci anche di saper organizzare delle proposte che tutti insieme, istituzioni ed associazioni, possiamo portare avanti a livello nazionale.
È con questo spirito che io oggi sono venuto a partecipare a questo importante Convegno, sapendo che forse non tutto quello che si poteva fare, già si è fatto, e però bisogna anche riconoscere che degli sforzi sono stati fatti, delle iniziative sono state assunte, delle norme legislative o amministrative sono state adottate; è poco forse, ma tutti insieme dobbiamo lavorare per cercare di migliorare sempre più la situazione, e di migliorarla sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista sanitario, perché certamente il problema di cui oggi discutiamo non è un problema che può essere estremamente settorializzato; è vero che ci sono dei problemi sociali, ma i problemi sociali si possono affrontare e risolvere se parallelamente si affrontano i problemi sanitari che riguardano questo settore.
Noi sappiamo, per esempio, che si può operare per alleviare le difficoltà e le sofferenze, a volte, se, assieme all’assistenza sociale, c’è un’adeguata assistenza sanitaria, e mi riferisco ai centri di riabilitazione. Questo è un problema che certamente riguarda la Sanità, ma riguarda la Sanità nel suo complesso, perché purtroppo noi ci troviamo in Calabria con una carenza enorme nel campo della riabilitazione. Se voi pensate che nel Piano Sanitario sono previsti duemila posti di riabilitazione e oggi, tra pubblico e privato, non arriviamo al di là dei 550 posti, vi rendete conto della enorme carenza che c’è in questo settore. S’è cercato di affrontarlo, con le varie legine regionali, con alcuni provvedimenti amministrativi, ma certamente non c’è stato un Piano, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza sul territorio.
Noi abbiamo avviato adesso l’assistenza domiciliare integrata, ma, assieme all’assistenza domiciliare integrata dobbiamo, così come per la Sanità, organizzare la medicina sul territorio; noi dobbiamo organizzare anche la riabilitazione sul territorio, cioè cercando di creare dei Centri riabilitativi che non siano soltanto le residenze dove si ricoverano, perché molti potrebbero usufruire di questo servizio vivendo nelle proprie famiglie. Quindi la necessità di creare questi Centri sul territorio in modo da favorire tutti coloro che ne hanno necessità, affinché possano usufruire di un servizio nel modo più semplice e migliore. È un servizio che riteniamo fondamentale e necessario, se vogliamo veramente venire incontro alle esigenze enormi che in questo settore esistono e che dobbiamo cercare di soddisfare per rendere più vivibile la vita alle persone che hanno bisogno dell’aiuto di tutti.
Chiudo qui questa mia introduzione, che è voluta essere un’indicazione di massima, per poter raccogliere poi, alla fine di questa Conferenza, delle proposte che possiamo tutti insieme portare avanti per risolvere almeno i problemi più pesanti e i problemi più urgenti.

Nunzia Coppedé (Presidente F.I.S.H. Calabria)
Buongiorno a tutti. Non vi nascondo un po’ di commozione, anche perché c’è stata una grande risposta; siamo in tanti, e credo che questa forse è la prima vera opportunità che abbiamo per un incontro tra tutti, con i disabili, le famiglie, con gli operatori, con gli addetti ai lavori, con gli assessorati; io non so quanti ce ne sono, ma spero che ci siano i rappresentanti delle Province, delle ASL, dei Comuni, delle Comunità Montane.

Davvero la cosa mi emoziona, perché è un momento troppo grosso, troppo importante per un confronto vero; io invito tutti a fare in modo che sia anche un confronto produttivo di idee, di proposte; non credo che sia il caso di piangere sul latte versato, ma prendiamo questa Conferenza come un trampolino di lancio per tirare fuori delle nuove idee, delle nuove politiche che diano una svolta alla situazione dell’handicap in Calabria.
Inizio la mia relazione con una dedica, perché in questi giorni ho ricevuto molte telefonate, soprattutto da genitori, disperati, che mi chiedevano di poter intervenire in assemblea per poter raccontare la loro storia, perché hanno paura di non essere mai ascoltati e perché si sentono molto soli; io non potevo far venire tutti in assemblea, ma ho assicurato che li avrei ricordati, ecco perché vorrei dedicare questa Conferenza a tutti i disabili che ancora oggi sono segregati in istituto o in casa, e a tutte le famiglie di disabili in gravissima situazione di handicap, che vivono quotidianamente il dramma della solitudine e lo sconforto per un futuro incerto del proprio familiare. Scelgo, a tal fine, di dare un’impostazione propositiva a questa mia relazione affinché possa risultare un invito all’ottimismo in un avvenire migliore.
Con molto entusiasmo e speranza ho partecipato, in qualità di Presidente della FISH Calabria, e come persona disabile, alla preparazione della prima Conferenza regionale sull’handicap; colgo l’occasione per ringraziare l’Assessorato e l’Assessore alla Sanità e ai Servizi Sociali della Regione Calabria, Onorevole Giuseppe Torchia, che ha ritenuto opportuno fare precedere la Conferenza nazionale da quest’appuntamento, che vuole essere un momento di confronto tra chi, nella nostra regione, opera ed è coinvolto a diverso titolo in tutte le problematiche che riguardano il mondo della disabilità.
Obiettivo della Conferenza è quello di fare il punto della situazione attuale delle politiche regionali dell’handicap nelle diverse aree di intervento e di delineare proposte e soluzioni per la attuazione delle leggi nazionali, affinché demandino precise competenze alle Regioni.
L’adeguamento della politica per il superamento dell’handicap in Europa, ha portato il Governo italiano, negli ultimi anni, a modificare la filosofia degli interventi ed ad orientarsi sempre più verso la creazione di percorsi e di servizi che possano portare alla vita indipendente ed autonoma delle persone disabili.
La legge che ha delineato il cambio di rotta, in modo chiaro ed incisivo, è stata la legge quadro sull’handicap, n. 104 del 5 febbraio 1992; tuttavia i tanti "possono", in essa contenuti ed imputati alle amministrazioni locali, hanno fatto pensare che la svolta sia stata recepita come filosofia e non come esigibilità del diritto dei disabili. É comunque vero che la stessa ha favorito un modo nuovo di intravedere soluzioni alle problematiche dell’handicap. Inoltre, tutte le leggi successive, sulla disabilità o che si sono occupate parzialmente delle problematiche dell’handicap, l’hanno tenuta presente.
Con il trasferimento delle competenze, avviato dalla nuova legislatura, che mira all’autonomia delle Regioni e degli Enti Locali, è necessaria una organizzazione territoriale capace di lavorare in concertazione e in sintonia, mirando ad obiettivi comuni.
Questo è un punto molto importante, perché succede che magari la Regione delibera anche delle cose e dà delle opportunità alle ASL o ai Comuni di avviare dei progetti, che vengono finanziati, non con fondi loro, del bilancio, ma con fondi messi a disposizione dalle Regioni o dal Ministero, e succede poi che, invece, questi non li utilizzano. Vorrei fare un esempio per tutti: voi sapete che sono stati finanziati degli sportelli informativi sull’handicap, uno per ogni ASL; il primo anno, li hanno chiesti tutti, ma non tutti hanno fatto partire il servizio; il secondo anno, solo due ASL hanno chiesto i fondi per dare la continuità al servizio. Questi sono grossi problemi, per cui sarebbe importante che ci fossero presenti tutti i componenti territoriali, proprio perché queste cose non possano succedere.
Per la Calabria, attualmente, quasi tutte le aree d’intervento, previste dalla normativa nazionale a favore dei disabili, risultano di difficile attuazione. Ciò perché, la nostra Regione non ha legiferato per l’attuazione complessiva della "Legge Quadro" sull’handicap. Infatti, ha provveduto alla sola emanazione di leggi e provvedimenti di settore, che vanno ad incidere su argomenti specifici: il diritto allo sport, l’eliminazione delle barriere architettoniche e la riabilitazione.
Altri servizi per l’handicap vengono sostenuti in maniera precaria con riferimento al dettato e ai fondi della Legge Regionale n. 5 del 1987, ma qui si tratta sostanzialmente di ricoveri, di centri di aggregazione sociale e di équipe scolastiche.
Per il resto, tutte le azioni o servizi avviati hanno fatto riferimento alla normativa nazionale e questo ha comportato dei limiti, perché non tutto è regolamentato attraverso essa.
La FISH Calabria, per sopperire a tale lacuna, ha presentato un disegno di legge di iniziativa popolare. La sottoscritta, in qualità di Presidente della Federazione, accompagnata da una cospicua rappresentanza delle trenta associazioni aderenti, lo ha consegnato, il 21 luglio, a Reggio Calabria, in piazza Italia, al Presidente del Consiglio, On. Scopelliti, accompagnato da 6.953 firme raccolte in molte piazze calabresi, subendo, tra l’altro, l’umiliazione di non poter essere ricevuti adeguatamente nella sede del Consiglio Regionale, a causa delle barriere architettoniche.
Sono convinta che questa legge regionale di recepimento della Legge Quadro nazionale n. 104 sia indispensabile al fine di migliorare la qualità della vita delle persone disabili calabresi e delle loro famiglie. Pertanto chiedo all’attuale Consiglio Regionale e a tutti gli Assessorati, ognuno per le proprie competenze, ed in particolare all’Assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali, dottor Giuseppe Torchia, l’impegno di far diventare legge regionale questa proposta, finanziandola adeguatamente, a partire dalla prossima legge finanziaria.
Personalmente ho seguito con attenzione i gruppi di lavoro tematici per la preparazione della Conferenza; tali gruppi, oggi, proseguiranno il loro operato all’interno della Conferenza medesima.
Vorrei comunque esprimere alcune idee relative agli argomenti trattati nelle singole sessioni.

Riabilitazione e autonomia
Oggi, in Calabria, i disabili che hanno una maggiore possibilità di usufruire del servizio di riabilitazione sono quelli che, per caso, abitano in una località che è fornita del Centro di Riabilitazione. Una vasta fascia geografica della Calabria, però, è sguarnita di Centri di Riabilitazione e le persone, in grave situazione di handicap, che abitano in determinati luoghi, sono obbligate a scegliere di non fare riabilitazione o di farsi ricoverare in un Centro Residenziale, rinunciando alla famiglia e alla vita nel proprio territorio.
É necessario, pertanto, garantire a tutti i disabili, che ne hanno bisogno, il trattamento riabilitativo, la permanenza nella propria casa e la fruibilità del servizio.
Ho apprezzato la Deliberazione della Giunta Regionale del 7 settembre 1999 n.3137 (pubblicata sul Bollettino Regionale del 9 novembre 1999), sui requisiti e le procedure previste per l’accreditamento delle strutture che erogano prestazioni di riabilitazione.
È uno strumento che può restituire ai disabili calabresi il diritto di un piano riabilitativo individuale, globale e qualificato, ma solo se verrà applicato minuziosamente sia dal pubblico che dal privato.
É necessario trovare forme di controllo che garantiscano il rispetto della qualità del servizio.
In Calabria siamo ancora in attesa dell’Unità Spinale Unipolare. Sappiamo che il progetto fa parte dei piani d’attuazione promossi dalla Regione Calabria, ma quanto dovremo ancora aspettare?
Quanti giovani calabresi dovranno ancora pagare le conseguenze per un mancato soccorso tempestivo ed adeguato?
Forse è opportuno costituire un tavolo regionale sull’Unità Spinale Unipolare, con la rappresentanza delle istituzioni competenti, gli addetti ai lavori e le associazioni dei disabili, per un confronto sul progetto e per seguire il processo di attuazione.
Con il Decreto 27 agosto l999, è arrivato il nuovo Nomenclatore Tariffario degli ausilii e delle protesi. Esso, demanda precise competenze alle Regioni che, a loro volta, dovranno dettare, con un provvedimento legislativo, regole e criteri a cui le ASL, le ditte e i fruitori del servizio, dovranno sottostare.
Chiedo che, nell’attesa che il provvedimento legislativo per l’attuazione del nuovo Nomenclatore sia emanato dalla Regione Calabria, vengano bloccate le iniziative delle singole ASL, per evitare che accada quello che si è verificato con l’Azienda Sanitaria di Cosenza, che ha preso immediati provvedimenti, ma a danno delle persone disabili del proprio territorio. (Mi hanno detto che è rientrata, per fortuna!)
La persona disabile e la sua famiglia affermano, con sempre più vigore, che i problemi che li riguardano vanno affrontati con l’obiettivo di rendere esigibile il diritto ad una esistenza normale; e che ogni esistenza normale deve manifestarsi nel quotidiano, come succede per tutte le altre persone. Ogni programma di supporto deve essere un programma individualizzato, che tenga conto, sia dei limiti iniziali, sia delle potenzialità della persona inserita in quel preciso contesto sociale.
Le famiglie desiderano capire, partecipare, decidere e, soprattutto, ricorrere il meno possibile a soluzioni istituzionalizzanti.
Per questo si chiede la promozione di sevizi territoriali che favoriscano la deistituzionalizzazione delle persone disabili e, nello stesso tempo, alleggeriscano la famiglia e permettano alla persona disabile, là dove è possibile, la piena autonomia e indipendenza che deve essere realizzata attraverso le seguenti azioni:

a) assistenza di aiuto alla persona diretta e indiretta;
b) erogazione di ausili finalizzati all’autonomia
c) incentivi per l’adeguamento degli arredi nelle abitazioni di disabili motori e sensoriali;
d) costituzione di Comunità alloggio ed affidatarie, in ogni ASL;
e) istituzione di gruppi appartamento per i disabili gravissimi non in grado di autogestirsi in ogni ASL;
f) servizi diurni Socio Riabilitativi, in ogni ASL.

E qui, Assessore, vorrei farle proprio una preghiera, di verificare la situazione dell’Istituto di Caulonia Marina, perché sto ricevendo notizie (e sembra che lì sia veramente un lager), per cui chiedo a Lei di prendere atto di questa situazione. Credo che quell’Istituto vada riconvertito in altra cosa.
A questo punto, vorrei inserire un punto cruciale relativo ai Centri Diurni Socio Educativi, gestiti da associazioni di genitori di disabili o da Cooperative Sociali, attraverso la Legge Regionale n.5 del 26 gennaio1987. Le esperienze avviate hanno chiuso o stanno chiudendo perché non più finanziate. È necessario sottolineare che, per alcuni Comuni calabresi, questi erano gli unici servizi esistenti.

Istruzione
Il diritto all’integrazione scolastica di tutti i bambini disabili, è inviolabile. Chiedo, perciò, che vengano garantiti, in tutte le scuole, i servizi supplementari: assistenza ausiliare, eliminazione delle barriere architettoniche, trasporto, ausili didattici.
È di poco la notizia del bambino distrofico, di Motta Santa Lucia, costretto a fare la pipì nella bottiglia, dentro la classe. Credo che queste cose vadano evitate.
È opportuno che anche la scuola privata si adegui all’accoglienza ed all’istruzione dei bambini disabili: altrimenti che parità pretende?
È auspicabile, inoltre, che la Regione Calabria si mobiliti per favorire corsi qualificati per insegnanti curriculari ed insegnanti di sostegno che, a tal fine, possano adottare metodi d’istruzione adeguati ai bisogni individuali degli alunni disabili nelle scuole normali.
A mio modesto parere è possibile, così, promuovere la filosofia dell’integrazione del bambino e della bambina in situazione di handicap nella scuola di tutti allontanando, sempre di più, lo spettro delle scuole speciali che, negli ultimi tempi, sta riprendendo forza.
Inoltre, sarebbe opportuno un controllo sul rilascio, troppo facile, ai disabili nelle scuole medie inferiori e superiori, degli attestati di frequenza sostitutivi al diploma.
Infine: qual è la verità che sta dietro ai mugugni e alle lamentele nei riguardi delle disponibilità dei professionisti componenti le equipe scolastiche per tutti i territori e tutti i plessi scolastici della Regione? Di certo gli alunni disabili hanno il diritto a che questo servizio dia il massimo di professionalità, ovunque ce ne sia bisogno, e che questo servizio non venga eroso spostando gli operatori in altri luoghi e ad altri compiti.
Questa è una cosa che è venuta fuori all’interno del gruppo di lavoro e mi sembrava opportuno riportarla.

Formazione Professionale e Lavoro
La formazione professionale non deve essere, per il disabile, una finta occupazione o un tempo senza fine, ma una valida opportunità all’inserimento lavorativo. Purtroppo, molte persone disabili passano la vita a frequentare corsi di formazione a ripetizione.
La nuova legge di riforma del collocamento al lavoro (n. 68 del 12/3/1999) restituisce ai disabili il diritto al lavoro, soprattutto mediante il collocamento mirato (art. 2). Finora, le persone disabili della Calabria hanno sperimentato l’esperienza lavorativa attraverso le liste di collocamento speciali e, in minima parte, mediante la Cooperazione Sociale.
Per l’attuazione della L. 68, è necessario che la Regione Calabria emani norme che regolino le proprie competenze e favoriscano la nascita delle strutture intermedie, indispensabili a garantire l’inserimento mirato.
Sempre in relazione al diritto al lavoro, la Calabria non ha ancora la legge regionale per regolamentare la normativa nazionale sulla Cooperazione Sociale n. 381 del 1991.
Credo che vada fatto uno sforzo per consentire, anche ai cittadini calabresi disabili, il soddisfacimento del loro diritto al lavoro. Le organizzazioni dei disabili sapranno offrire tutte le loro competenze per perfezionare strumenti e servizi di mediazione al lavoro.

Mobilità - Accessibilità - Abitabilità
I concetti di accessibilità, mobilità e abitabilità esprimono una situazione ideale di spazio, movimento e accoglienza in cui la persona, al di là dei limiti motori o sensoriali, può muoversi in totale o maggiore autonomia e libertà.
Per i disabili calabresi, e non solo, questa è una situazione "ideale", cioè che appartiene ancora oggi al mondo dei sogni, nonostante dal 1978 esistano leggi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Sono stati realizzati, in Calabria, interventi frantumati, risultanti da piccole conquiste che hanno fatto assaporare il gusto di una libertà possibile ed hanno aumentato il desiderio, in tante persone disabili, di abitare in un luogo accogliente in cui ci si possa muovere con libertà e autonomia.
Con la legge Regionale del 23 luglio 1998 n. 8 per l’eliminazione delle barriere architettoniche, la Calabria ha conquistato uno strumento essenziale per attuare interventi incisivi e significativi. Naturalmente, la norma suddetta dev’essere adeguatamente finanziata ed attuata. Ritengo, inoltre, sia opportuno un intervento incisivo che, nel corso degli anni, renda vivibile, per tutti i cittadini, il territorio calabrese.
La televisione locale ha pubblicizzato ampiamente il programma operativo avviato dall’Assessorato ai Trasporti della Regione Calabria. Non si è capito, però, se nella progettazione sia stata tenuta presente la problematica dell’handicap, prevista dalla L.R. n.8 del 23 luglio 1998 e dalle leggi nazionali di competenza.
Propongo un tavolo di lavoro sulla mobilità che dia spazio ad un confronto tra le parti interessate, sui progetti in attuazione e per l’elaborazione delle proposte future.

Sport
Relativamente allo sport, per i disabili in Calabria si è data una legge regionale, ma purtroppo è stata poco utilizzata dalle associazioni di base.
La Calabria, a differenza di altre Regioni italiane, conta su pochissime esperienze di sport per disabili. Solo da pochi anni sono nate delle timide realtà che però in breve tempo hanno preso forza e hanno rappresentato, per molti disabili, un’opportunità di scoprire le proprie potenzialità, conoscere il proprio corpo, accettarlo e mettersi in competizione con altri.
Sarebbe opportuno finanziare adeguatamente la legge regionale n. 5 del 24 febbraio 1998 (Norme per la promozione e lo sviluppo della pratica sportiva per le persone disabili), al fine di stimolare la realizzazione di nuove esperienze e sostenere quelle esistenti.
Su questo tema comunque si registra un ritardo sia nelle organizzazioni sportive in genere che nelle nostre stesse organizzazioni di base. A nostra attenuante va il fatto che noi pensiamo allo sport dopo che funziona la scuola, dopo che facciamo riabilitazione, dopo che abbiamo un ruolo sociale attivo.

Turismo
Sono molteplici le difficoltà che le persone disabili e le loro famiglie incontrano ogni estate, nel programmare le vacanze al mare o in montagna in Calabria, e le richieste dei turisti disabili, delle diverse località italiane ed estere, si risolvono costantemente con amare sorprese o delusioni cocenti.
Io che adoro andare in ferie, spesso sono obbligata ad andare fuori dalla Calabria, perché i luoghi in cui è possibile la balneazione a persone in situazione di handicap motorio sono davvero pochi; i villaggi turistici dichiarati adeguati, conformi alle leggi vigenti sulle barriere architettoniche, in realtà lo sono parzialmente. Gli handicappati veri, specialmente quelli in carrozzina, non trovano facile accesso a sale ristoranti, camere e servizi pubblicizzati come idonei. Credo che la Calabria non sia meno di altri luoghi turistici e che una migliore organizzazione porterebbe, nell’immediato, la possibilità di valorizzare adeguatamente tutte le possibili risorse. Occorre incentivare il turismo, renderlo praticabile anche a persone disabili, con adeguate rampe sulla spiaggia, servizi idonei, Villaggi, Hotel, Alberghi, Campeggi, strutturati in maniera tale da garantire l’opportunità, anche a persone con disabilità fisica, di poter vivere tranquillamente la vacanza.
Tali opportunità, non solo rispondono adeguatamente ad un bisogno, ma favoriscono, nei confronti della Regione Calabria, nuove possibilità e risorse nel campo economico e lavorativo.
Urge un intervento lungimirante in tal senso, e l’impegno per l’elaborazione e la diffusione di una guida regionale che riporti l’indirizzo di tutte le strutture accessibili.

Pari opportunità
Vivere una situazione di pari opportunità significa, per noi disabili, aver garantita la rimozione di tutti gli ostacoli e vivere in completa indipendenza e autonomia.
Gli interventi necessari per garantire la pari opportunità sono:
* Servizi di aiuto alla persona, anche di 24 ore su 24 se è necessario, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente, gestiti in forma diretta e indiretta, anche mediante piani personalizzati, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia;
* Finanziamenti per l’adeguamento dell’arredo della casa, o per l’acquisto di ausili che non rientrano nel Nomenclatore Tariffario, ma indispensabili per favorire l’abitare in modo autonomo ed indipendente;
* Centri operativi per la vita indipendente e autonoma; essi devono contemplare tutto o gran parte delle strutture qui elencate:
- Agenzia informativa, di consulenza legislativa, amministrativa e con il collegamento di tutte le risorse territoriali;
- Agenzia di integrazione lavorativa;
- Consulenza alla pari;
- Ausilioteca;
- Servizio di valutazione ausili per l’autonomia.
Ed inoltre l’eliminazione delle barriere architettoniche, il trasporto accessibile, ecc.
Pari opportunità rappresenta la globalità degli interventi. In Calabria siamo ancora lontani da questo modo di pensare, siamo nella fase "dell’integrazione difficile", anche se delle esperienze significative sono state fatte ed altre partiranno in breve tempo (mi riferisco all’ausilioteca che già esiste a Catanzaro e la seconda, a Reggio Calabria, è già in fase di avvio, la "Consulenza alla pari" grazie ad un progetto pilota cofinanziato dalla Comunità Europea e DPI Italia, sono state formate per questa competenza 20 persone disabili, di cui 5 della Calabria; inoltre, con i fondi della legge 162/98, la Regione Calabria si sta orientando per avviare il servizio di aiuto alla persona, entro l’anno 2000).
Apprezzo quanto è stato fatto, e invito a far propria la filosofia della vita indipendente e autonoma, in tutta la programmazione futura relativa all’handicap.

Europa - Politiche Sociali
Riguardo il piano operativo dei fondi strutturali, anno 2000/2006, per la Regione Calabria, è auspicabile che i bisogni e la relativa attuazione di progetti da offrire alle persone in situazione di handicap, venga in esso inserita, al fine di incidere positivamente sulla qualità della vita delle persone disabili e dei loro familiari.
Chiedo, quindi, un intervento trasversale che interessi tutti i settori della programmazione.
Inoltre, sarebbe auspicabile una struttura regionale che studi le opportunità di utilizzo dei fondi europei e garantisca consulenza e supporto agli Enti pubblici territoriali ed alle organizzazioni del terzo settore, per facilitare l’accesso e l’utilizzo delle risorse europee a favore degli interventi regionali per la formazione, l’occupazione ed i servizi innovativi alla persona disabile.
Per concludere, vorrei sottolineare, al Governo attuale della Regione Calabria ed a tutte le Istituzioni regionali, che non devono dimenticare la vivacità e la capacità d’iniziativa delle tante associazioni di, con e per disabili, delle cooperative integrate e dei servizi esistenti sul territorio. Il coinvolgimento ed il dialogo continuo con queste realtà è essenziale per promuovere una cultura e una politica umanizzante e costruttiva per la Regione stessa.

S. E. Dott. Vincenzo Gallitto (Prefetto Catanzaro)
Scusatemi per il ritardo, ma avevo un altro Convegno in Prefettura e quindi ho dovuto conciliare i tempi. Purtroppo ho sentito solamente l’ultimo intervento, a cui do molta importanza perché l’obiettivo principale dei Convegni è quello di fare il punto della situazione, stabilire quello che si è fatto, per vedere quello che si può fare; senza dubbio la Regione Calabria ha problemi molto delicati che riguardano le attività sanitarie principali e quindi può sembrare che gli aspetti che riguardano le persone come voi, teoricamente possono essere poste in secondo piano. Io non credo che sia questo il modo di guardare ai problemi, perché se aspettiamo che si risolvano prima i problemi fondamentali, non arriveremo mai, in tempi adeguati, ad affrontare e risolvere i problemi che riguardano i disabili.

Io, nella mia lunga esperienza, vi dico che sicuramente vi è una grande attenzione ai problemi dei disabili e vi è una grande emozione nel trattarli, anche perché si tratta di persone che hanno il diritto di vivere come gli altri, di avere come gli altri tutte le possibilità, tutte le opportunità, sia nel rapporto sociale che nel rapporto del pubblico impiego, del lavoro in genere.
Certamente vi sono molte cose da fare, ma se vi è, da parte delle Istituzioni, l’adeguato modo di affrontare, in concertazione, i problemi, sicuramente avremo dei risultati positivi.
Io personalmente, anche nella mia qualità di Commissario del Governo, nella Regione Calabria, vi assicuro che guarderò con la massima attenzione le iniziative che la Regione Calabria vorrà assumere su questo settore e sarò di aiuto, per quello che è possibile, per risolvere molti problemi che sicuramente voi state ponendo e porrete ancora all’attenzione dei gruppi di lavoro.
In modo particolare chiederò che mi si dia copia degli atti congressuali, in modo che io possa averne visione; non certo per leggere tutte le pagine, ma per leggere le conclusioni alle quali i gruppi di lavoro vogliono arrivare e porre, insieme all’Assessore Regionale Torchia, che è molto attento a queste tematiche, individuare le priorità su cui accentrare la nostra attenzione.
Quindi io sono qui, non tanto per parlare, ma per ascoltare e per darvi il mio più fervido saluto nella speranza che da questo Congresso si arrivi a qualche proposta operativa che possa essere, in tempi brevi, portata a soluzione. Auguri di buon lavoro.

Rosa Tavella (Consigliere Regionale)
Oltre a fare un saluto a tutti i partecipanti, agli organizzatori del Convegno, a Nunzia Coppedè che, a nome della FISH ha introdotto i lavori di questa importante Conferenza, vorrei dire alcune cose rispetto alla problematica dell’handicap, delle disabilità, in Calabria.
Io penso che questa Regione, Assessore Torchia, anche se siamo a fine legislatura, deve porre con grande forza attenzione a tutti gli strumenti legislativi che riguardano tutte le problematiche, sanitarie e sociali, di integrazione della disabilità.
Noi abbiamo un primo Piano Sanitario Regionale che, quando fu varato, fu varato insieme ad un progetto obiettivo, proprio per affrontare, anche da un punto di vista sanitario, le problematiche della disabilità; non mi pare che questa Regione ha reso attuale quel Piano Sanitario e neanche quel progetto obiettivo, ma solo alcune sue piccole parti. Io credo che in questo noi dobbiamo andare molto avanti; le Unità multidisciplinari, i Servizi di Riabilitazione, i Centri diurni e le Residenze, anche sanitarie, per i disabili gravi, sono un obiettivo, oltre che tutta la problematica che riguarda la prevenzione, le fasi dalla nascita alla prima infanzia, che non sono oggetto di coordinamento e che vedono nel nostro sistema sanitario regionale un’attività, a volte anche encomiabile, ma discontinua e poco coordinata.
Un altro punto fondamentale (lo ricordava Nunzia Coppedè), è che noi non possiamo aspettare la prossima legislatura per avere delle leggi che riguardano l’avviamento al lavoro, l’attuazione della legge nazionale sul collocamento mirato, la legge sulla cooperazione sociale. Una regolamentazione diversa, anche della formazione professionale rispetto alle problematiche della disabilità, mi pare che anche qui non abbia, almeno come Regione, dei punti guida; naturalmente poi ci sono progetti, ci sono le associazioni che hanno dato, in questi anni, un grande contributo, ma io credo che l’Ente Regione debba emanare delle linee-guida più efficaci e più vincolanti.
Un altro problema importante è che nella nostra regione abbiamo ancora tanti disabili, soprattutto disabili gravi, ricoverati in Istituti. É un fatto molto importante, non solo perché, negli Istituti, i disabili, insieme agli altri cronici, lì ricoverati, non sono, come si dovrebbe, a carico del sistema sanitario per quanto riguarda le cure, hanno soltanto una parte dell’assistenza che grava sul Sistema Sanitario; per il resto questi ricoveri vengono fatti in ragione di altre leggi. Questo significa che vi è molta discrezionalità, che i disabili e le loro famiglie pagano rette, a volte anche onerose, oltre a non avere garanzia sull’assistenza e anche sulla qualità di vita. L’obiettivo dovrebbe essere quello, non solo di impedire nuove istituzionalizzazioni, ma anche, se è possibile, di destituzionalizzare, in tempi utili, coloro che oggi stanno negli Istituti in Calabria, così eviteremmo di dover denunciare ogni volta quello che avviene a Caulonia, quello che avviene a Serra d’Aiello, quello che avviene nei vari Istituti della Calabria.
Un ultimo problema. Per i disabili che hanno bisogno, oltre che di misure per l’integrazione sociale e lavorativa, anche di cure riabilitative costanti nel tempo, come per tanti cronici, per gli ammalati psichiatrici: c’è un tentativo, forse non a livello regionale ma sicuramente rispetto a quelle che sono alcune scelte a livello nazionale, di scaricare queste persone dal Sistema Sanitario Nazionale e quindi dalla possibilità di diritti esigibili in senso universalistico. Tutto questo io credo che debba essere ostacolato; c’è, per esempio, il problema dell’assegno di accompagnamento, che si vuole diverso per i bambini e per gli adulti disabili; queste sono problematiche che io spero che nei gruppi di lavoro verranno ad essere affrontati e che una Regione, come la nostra, possa porre con forza sul tavolo delle trattative nazionali.
Un ultimo problema è che moltissimi servizi per le persone disabili, che oggi vengono gestiti all’interno dei Comuni, dall’assistenza scolastica ad altro, sappiamo che vengono esternalizzati dai Comuni ed affidati alle cooperative sociali; noi dobbiamo varare la legge sulle cooperative sociali e fare delle convenzioni-tipo per evitare anche un altro problema, Assessore, che è quello dell’affidamento dei servizi al massimo ribasso o con criteri che non tutelano né i soggetti disabili e gli utenti in genere, né le persone che all’interno di queste cooperative lavorano.
Io credo che da questa Conferenza le proposte saranno sicuramente ricche, e qui si tratta che il Governo Regionale e le Istituzioni, il Consiglio Regionale e le Commissioni consiliari devono recepire al più presto, prima della fine della legislatura, tutte le proposte che verranno da questo tavolo. Grazie.

LOGIN

  

Registrati

Recupera Password


In evidenza

Osiamo, Catanzaro a Misura di Uomo
Osiamo, Catanzaro a Misura d'Uomo Per una città senza ostacoli, che sia di tutti e per... continua a leggere l'evento: Osiamo, Catanzaro a Misura di Uomo>>

Scadenza 22-02-2012 [14 gg]


2 Eventi in scadenza.

Calendario

Oggi: 08/02/2012

« Febbraio 2012 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29

Statistiche

Accessi totali:10003

Pag. Visitate:21261


Utenti Online:3

Sito Pubblicato in data: 16/03/2008 da: Admin            Data ultimo Aggiornamento: 02/02/2012 ore 12:44

Sito della FISH Calabria ONLUS

[php time: 0.07561]

Powered by iTCms 2.01 Full © 2004-2012     Skin by Canzonando ScuoleinreteCMS