Conferenza Regionale Relazioni 1999_1
Relazioni dei gruppi di lavoro
PRIMO GRUPPO
Sanità - Servizi Sociali
(Dott.ssa Caterina Scalise)
Il gruppo di lavoro sulla Sanità e Servizi Sociali è stato molto numeroso; necessariamente gli interventi sono stati brevi, ma hanno focalizzato le problematiche tuttora esistenti sul territorio calabrese.
Questa relazione che abbiamo steso è una brevissima sintesi rispetto agli input che sono venuti durante la discussione e rimandiamo ad una stesura più completa in un documento successivo, che speriamo di farvi avere insieme con gli atti.
Innanzi tutto ci preme sottolineare che abbiamo raccolto la segnalazione sulla grave situazione di Caulonia e cercheremo di essere immediatamente presenti, fin da lunedì, con la convocazione del Direttore generale, per trovare una soluzione al problema che è stato posto.
Il secondo problema, quello relativo al "Nomenclatore Tariffario - protesi", è un altro problema che in questo momento sta sicuramente avendo risonanza notevole, e che comunque noi riteniamo di stare affrontando. Noi siamo stati sempre presenti alle convocazioni del Ministero, per pervenire ad una giusta applicazione di ciò che il decreto contiene, e tra qualche giorno, credo già nella prossima settimana, ci sarà un’ulteriore riunione per definire anche l’aspetto più problematico, che sono le gare d’appalto.
Detto questo (mi sembrava fossero i punti più polemici della giornata), passiamo invece a quelle che sono state le problematiche che abbiamo trattato.
Il gruppo ha sottolineato le aree di maggiore carenza nell’applicazione delle normative nazionali e regionali; ci sono delle ASL che sono molto autonome nell’applicazione delle linee-guida e, soprattutto, rispetto ai centri più grossi, abbiamo dovuto constatare che i centri più piccoli, più periferici, non hanno alcuna possibilità di usufruire della rete dei servizi; cosa che, ripeto, non è relativa ad una sola ASL, ma è una segnalazione che ci arriva da parecchie ASL. Si è richiesto un maggiore controllo nell’attività delle ASL stesse, sui servizi che nascono, ma che spesso sono fotocopia di quelli già esistenti, che determinano uno spreco di risorse, ma che non hanno poi grossi contenuti. Si è richiesta infatti la creazione di gruppi di lavoro in cui sia prevista la partecipazione dei disabili, in maniera tale che questo controllo, questa verifica, sia validata.
Inoltre la Regione dovrebbe dare alle Aziende Sanitarie linee di indirizzo, in maniera tale che gli interventi possano essere, il più possibile, uniformi ed adeguati.
È inoltre necessario il superamento della divisione tra gli ambiti sanitari e sociali: si è sottolineato che questa separatezza è tuttora esistente, sebbene negli ultimi anni si sia cercato di trovare un’integrazione, che non è stata ancora realizzata. Ma c’è anche chi ha sottolineato che, fino a quando l’Assessorato stesso vivrà una divisione tra aspetto sanitario e aspetto sociale, questo cammino sarà certamente più difficoltoso.
Un’altra richiesta, estremamente importante, è quella di investire di meno nei centri grossi, quindi nelle città più grandi, e lavorare maggiormente nella periferia, cercando anche di sostenere i Comuni con delle iniziative e con degli input; oggi, per esempio, l’unico Sindaco presente nella Conferenza ha sottolineato quali difficoltà hanno, a livello istituzionale, di intervenire su questa problematica.
Uno degli elementi che si potrebbe utilizzare per privilegiare la periferia rispetto al centro urbano, è l’istituto dell’accreditamento, cioè cercare di fare un piano di accreditamento che favorisca sicuramente le zone periferiche rispetto alle zone centrali, che già comunque hanno dei servizi che funzionano.
Un’altra richiesta è quella di rendere pubbliche le prestazioni che vengono svolte extra Regione; questo perché forse, avendo contezza di quelle che sono le prestazioni extraregionali, si potrebbero programmare meglio degli interventi analoghi nella stessa Regione, che non sarebbero, probabilmente, di difficile attuazione.
Un’altra richiesta che è emersa è stata quella di una maggiore diffusione delle informazioni: da parte di parecchie persone è stato segnalato che, spesso, soltanto casualmente si viene a sapere che in Calabria ci sono delle strutture, delle Unità Operative, che fanno un certo tipo d’intervento e fanno un certo tipo di lavoro. È come se le informazioni su alcune attività non riuscissero ad attraversare i muri dei luoghi dove le stesse attività si svolgono. C’è bisogno probabilmente di promuovere una maggiore informazione ad ogni livello, così come sarebbe opportuno modificare, o comunque, promuovere una diversa formazione degli operatori, partendo dalle necessità e dai bisogni reali e non definendo la formazione semplicemente dall’alto. Ciò che ci è stato chiesto, è che la formazione non venga fatta semplicemente perché c’è bisogno "comunque" di essere formati, ma perché ci sono degli ambiti, degli argomenti che vanno approfonditi e che gli operatori devono conoscere, anche per avere la possibilità di riqualificarsi e di andare avanti.
La richiesta che era emersa, e che è venuta fuori anche oggi, è la ridefinizione della legge 5 dell’87, che è una legge regionale; è stata una bella legge quando è nata, ma che in questi ultimi anni è stata superata dai fatti, quindi c’è bisogno di riprenderla in mano e di rivederla totalmente.
Un altro elemento di grande interesse e di grande importanza è il sostegno alle famiglie; abbiamo potuto ravvisare come, anche se da diversi anni si parla di più dell’handicap, purtroppo le famiglie continuano a vivere una sorta di isolamento e di solitudine nell’affrontare la disabilità. In fondo la disabilità crea, a volte, delle "famiglie disabili", da un punto di vista psicologico certamente, ma molto spesso anche da un punto di vista di servizi, in quanto ci sono delle problematiche difficilissime da affrontare; ci riferiamo, per esempio ai trasporti (è una cosa che è venuta fuori), la mancanza di possibilità di poter trasportare bambini da una parte all’altra e, soprattutto, della difficoltà di poter condurre dei programmi riabilitativi adeguati perché molto spesso, soprattutto i Centri pubblici, sono aperti di mattina e non di pomeriggio e quindi i bambini devono rinunciare o alla scuola o alla riabilitazione.
Un altro problema estremamente importante è legato all’attivazione dei servizi del "Dopo di noi"; i servizi del "Dopo di noi" dovrebbero essere dei servizi atti a dare delle risposte a quei disabili che vivono in famiglia, che sono ben integrati in famiglia, ma che non possono pensare di vivere per sempre nelle famiglie, perché ad un certo punto anche la famiglia viene meno. Quindi fruizione di servizi adeguati per poter fare inserire queste persone in maniera poi, non drammatica, in questi servizi, quindi lavorarci da subito in maniera tale che rientrino poi nella cultura delle personePoi ci sono delle richieste molto più specifiche, come la modifica delle Commissioni per l’accertamento dell’invalidità, perché molte di queste Commissioni probabilmente non hanno a pieno inteso la legge 104, quindi quello che la legge 104 aveva individuato.
La necessità di arrivare ad una diagnosi precoce e programmare degli interventi riabilitativi in primissima età, favorendo canali preferenziali, soprattutto per quanto riguarda i bambini molto piccoli, e creando day hospital, dove i bambini possano fare delle analisi, accertamenti, in brevissimo tempo, senza essere costretti a vivere un’ospedalizzazione che potrebbe essere assolutamente negativa nell’ambito della loro situazione.
C’è un’ultima cosa che voglio aggiungere; c’è stato un ragazzo, che non ha detto il nome, che ha fatto un intervento che io voglio riprendere e riportare: non tralasciare l’handicap del sordo. Molto spesso il sordo viene inserito in scuole speciali, che sono lontane dalla famiglia; questa diventa una forma di separazione estremamente dolorosa perché i sordi non possono utilizzare il telefono e quindi questo significa che, sradicandoli dalla propria famiglia, perdono qualsiasi tipo di contatto affettivo, pagandolo poi, emotivamente, in maniera molto drammatica. Questo credo sia importante dirlo perché, nell’ambito dell’handicap, noi ci soffermiamo sempre un po’ di meno sui sordi, perché comunque non sembra che siano delle persone handicappate gravemente; in realtà ci sono delle sofferenze, che invece noi non immaginiamo e che sono presenti.
C’è una proposta per dopo la Conferenza: gruppi di lavoro per esaminare e approfondire tutte le proposte e le riflessioni prodotte dalla Conferenza, per l’elaborazione di un progetto obiettivo da inserire nel nuovo Piano Sanitario Regionale. Credo che questa sia una cosa estremamente importante; ricordiamoci che il Piano Sanitario Regionale è di prossima elaborazione e questa unità, questa univocità di intenti, potrebbe essere molto utile per dare poi le risposte ai bisogni che sono emersi oggi. I gruppi dovrebbero essere definiti secondo quanto specificato nell’organizzazione della Conferenza, cioè riprendere gli ambiti che abbiamo discusso nella Conferenza, per organizzare questi gruppi e proporli per il Piano Sanitario Regionale.
SECONDO GRUPPO
Istruzione pubblica e privata
(Dott.ssa Adele Nicolò)
Ringrazio gli organizzatori per avermi invitata a coordinare un gruppo che io ritengo molto importante, quello sull’integrazione scolastica. I contributi di tutti sono stati veramente importanti e sono andati in moltissime direzioni, per cui è difficile esprimere un proprio pensiero ed è pressoché impossibile riuscire ad esprimere il pensiero di tutti quelli presenti.
Comunque, grazie all’aiuto di alcuni partecipanti, noi abbiamo elaborato una specie di sintesi e abbiamo segnalato i problemi principali che sono emersi.
Al primo punto abbiamo messo il ruolo della famiglia, delle associazioni e partecipazione dei cittadini alle scelte operative. Questo mi sembra che sia un punto di estremo interesse e di approfondito dibattito e, anche in campo nazionale, si sta andando in questa direzione. Io sono Segretaria Regionale della Società di Neuropsichiatria Infantile e approfitto per portare i saluti della mia società e voglio dire che, anche a livello della società, si sta facendo strada anche questo tipo di politica, tanto che nell’ultima riunione noi abbiamo parlato di un invito delle associazioni al prossimo Congresso Nazionale che si svolgerà, a maggio, nella sede di Rimini.
Il problema della formazione di tutti gli operatori. É un nodo che viene considerato con estrema importanza, quello della formazione, non solo degli operatori scolastici, senza distinzione tra operatori curiculari e operatori di sostegno, ma anche degli operatori di tutte le istituzioni che in varia misura partecipano all’integrazione scolastica degli alunni.
Le politiche economiche. Finanziamento e attuazione delle leggi principali. Questo è anche un punto che è emerso da vari interventi; è emerso unanime consenso sulla legislazione, almeno sulle principali, la 517, la 104, però poi le note dolenti sono sull’attuazione dei principali nodi riguardanti le leggi.
Al quarto punto abbiamo messo il lavoro in rete e presenza non omogenea dei servizi, servizi intesi in senso generale, assistenziali, riabilitativi, di strutture sociali, strutture ASL, su tutto il territorio della regione: anche laddove esistono, spesso manca il collegamento tra i servizi stessi.
Nel quinto punto abbiamo sintetizzato ed integrato vari punti operativi che si riferiscono alla scuola. Di nuovo ricompare la traccia della formazione del personale della scuola, dell’insegnante curriculare e dell’insegnante di sostegno. Qualche intervento è stato relativo al problema delle equipe socio-psico-pedagogiche, che è un problema proprio nostro, regionale; voi sapete che le equipe sono state assegnate funzionalmente alle ASL, e quindi alcuni di loro, credo che non facciano più la funzione per cui era nata l’equipe; da molte parti è stata segnalata questa carenza e c’è stata la richiesta che questi operatori ricomincino a lavorare nella scuola, perché è considerata una risorsa perduta.
La programmazione individualizzata ed integrata. La programmazione è forse il punto nodale della scuola e su cui dovrebbero convergere le forze dei vari operatori. Alcuni rappresentanti delle categorie hanno chiesto una maggiore attenzione all’autonomia del disabile, mentre, in linea di massima, abbiamo parlato dei programmi individualizzati, soprattutto del problema causato dalla possibilità di fare dei programmi che siano molto diversi da programmi ministeriali. Molti genitori hanno lamentato il fatto che pochi alunni riescono ad arrivare al rilascio di un diploma, mentre molti arrivano al rilascio di un attestato di frequenza, proprio perché il programma è considerato talmente individualizzato, da non essere ricompresso nei programmi ministeriali.
Si è parlato di una necessità di verifiche e di monitoraggio nelle scuole; la sollecitazione ai programmi di sperimentazione, come percorsi più frequenti, per potere sperimentare nuovi percorsi per l’integrazione scolastica.
Molti rappresentanti di Comuni, molte scuole hanno lamentato una carenza di una figura che adesso viene considerata fondamentale, quello dell’assistente scolastico ausiliario; è un ruolo che viene ancora molto spesso disconosciuto, non presente in tutte le realtà e, dove esiste, o non è valorizzato, o non ha un riconoscimento istituzionale, nonostante un percorso già fatto, di titoli già acquisiti nel campo.
Nel campo dell’integrazione scolastica, poco o nulla è stato realizzato come associazione tra Comuni, anzi direi che qualcuno ha detto che non è stata mai realizzata un’associazione tra Comuni ai fini dell’integrazione, per esempio, per quanto riguarda i servizi di trasporto, l’assistenza scolastica ausiliaria, e che anche questo è un ostacolo all’integrazione scolastica dei portatori di handicap.
Un cenno è stato fatto alla difficoltà di reperire gli ausili scolastici, non nel senso di una mancanza di un Ente, ma di un percorso che molto spesso è un percorso pratico difficile, una procedura molto lunga, per cui gli ausili finiscono con arrivare quando il portatore di handicap ha finito il percorso scolastico. Le necessità anche di un riutilizzo delle risorse eventualmente disponibili.
Il dibattito sull’istruzione privata è stato pressoché nullo.
Finisco con la raccomandazione della signora Coppedè, che la scuola privata si deve uniformare, in tutti i servizi, alla scuola pubblica. Grazie.
TERZO GRUPPO
Formazione Professionale e Lavoro
(Ing. Tommaso Marino)
Giustamente, dopo la scuola, arriva il momento di lavorare. Fra l’altro, penso che 20 anni di integrazione scolastica stanno producendo gli effetti di una pressione molto più reale di quanto non fosse prima, rispetto all’inserimento nel mondo del lavoro, creando delle condizioni di base che poi partono dalla scuola.
Un’altra notazione personale (prima di entrare nella sintesi del mio gruppo), è quella che il primo intervento mi ha ricordato l’ADA, che è l’atto degli americani con disabilità, poi esaminato dal Congresso, che è l’equivalente americano della nostra 104. Questo atto (molto citato anche nell’ambito delle associazioni di disabili che si occupano di vita indipendente), ha, alla fine, una cosa molto simpatica, che è quella che il Congresso, che ha adottato quest’atto, decide lui, per primo, e impegna la Presidenza e l’organo di Amministrazione, di abolire le barriere architettoniche per l’accesso al Congresso. Perché cito questa cosa? Perché, al di là del fatto che ci sono Commissioni che fanno visite d’invalidità che hanno le scale senza ascensore, e quindi, ragionare su se stessi, piuttosto che fare leggi soltanto per gli altri è comunque una cosa, un esercizio buono.
Il primo intervento, fatto da un operatore dell’Azienda Ospedaliera "Mater Domini" di Catanzaro, parlando della legge 68, che è la nuova legge di inserimento lavorativo delle persone in disabilità, ha proposto di creare dei gruppi di lavoro presso le ASL. La legge 68, oltre alle Aziende private, obbliga gli Enti pubblici (addirittura con sanzioni penali, a parte le sanzioni di tipo amministrativo) ad assumere persone con disabilità. Io penso che questa Conferenza è stata organizzata insieme alla Regione Calabria, allora si potrebbe cominciare dall’Assessorato alla Sanità, (visto che è qua, e stamattina c’erano pure i rappresentanti dell’Assessorato alla Formazione al Lavoro), dalle ASL, dalle Aziende Ospedaliere, a fare il ragionamento che gli compete sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Siccome il 18 gennaio dovrebbe entrare in vigore la legge, sarà un obbligo per tutti attuarla. La penale, facendo un conto a spalla, è di circa 25 milioni l’anno, e conviene a tutte le Aziende, pubbliche, private, assumere le persone che ne hanno diritto, in maniera mirata, che è una cosa buona, anche per quelli che non hanno disabilità, mettere le persone giuste al posto giusto.
Questa è stata la prima proposta fatta nell’ambito del gruppo di lavoro di stamattina.
Dopo di che c’è stata una illustrazione della formazione professionale, di quello che ha fatto la formazione professionale dal 94 al 99. Il fatto fondamentale, rispetto a quello che si sta programmando per il 2000-2006, la particolarità, ad esempio, del fondo sociale europeo, che è una delle fonti di finanziamento delle attività che vengono fatte nell’ambito della formazione professionale per le persone disabili, dal 2000 in poi, i progetti, che fanno riferimento a questo fondo, dovranno avere uno stretto collegamento con i servizi per l’impiego. Ma, a livello europeo, non si è accorto nessuno che forse era necessario questa cosa già all’inizio, visto che l’obiettivo della formazione professionale è lo sbocco lavorativo? Dal 94 al 99 non se n’erano accorti, quindi uno poteva tranquillamente fare formazione professionale ed era scollegata dai servizi per l’impiego.
Qualcuno ha messo in evidenza la necessità del coordinamento del servizio di collocamento privato, che non è previsto dalla legge 68, perché, andare a lavorare per una persona con disabilità, presuppone il coordinamento con uno dei servizi di trasporto, più altri servizi vari.
Una situazione analoga a quello che sta succedendo nella scuola, come necessità di coordinamento di vari Enti e di vari servizi.
Il gruppo di lavoro era organizzato in questo modo: vediamo le proposte che sono per la Calabria e le proposte che sono a livello nazionale.
Le proposte da riportare poi a livello di Conferenza nazionale.
La prima che è uscita fuori, è quella, ad esempio, di fare l’anagrafe dei progetti Horizon, per valutare quali esperienze dei progetti Horizon sono da recuperare; essendo sperimentali, fare una valutazione delle sperimentazioni per vedere quali sono da lasciar perdere e quali vale la pena di recuperare su fondi nazionali o regionali che siano. È questa una cosa che riguarda la Calabria, ma è un "problema" che riguarda Horizon a livello nazionale, perché comunque è finanziato dal Ministero del Lavoro.
C’è stata la segnalazione dei problemi che si creano dopo la Scuola Media. Anche questo, secondo me, nel momento in cui non ci sono (e in questo momento non ci sono, a parte la 482) sbocchi a livello lavorativo, è chiaro che c’è una pressione e un uso "strumentale" della Scuola Superiore, cioè la possibilità di ipotizzare, dopo la Scuola Media Superiore, attività che non siano necessariamente quelle della scuola, è una cosa che in questo momento non è realizzata, ma sicuramente si spera, con l’attuazione della legge 68; potrà rendere più tranquilla, più obiettiva la valutazione da fare sul dopo la Scuola Media.
È stato proposto di valorizzare le risorse locali a livello di artigianato e tipi di attività lavorativa che possono essere adatte, sia come dimensione tecnica, che come dimensione relazionale, a persone che possono avere disabilità di qualche tipo, di qualche genere; ovviamente non basta valorizzare le risorse locali a livello economico, ma anche i servizi territoriali.
Si è parlato di integrare, di non fare le aziende differenziali, quindi di non fare aziende in cui ci sono solo disabili, ma integrare i disabili nel mondo del lavoro; ovviamente, anche questa cosa a livello di formazione professionale.
Queste sono le cose di fondo; veniamo alle proposte concrete.
Per quanto riguarda la Calabria, bisogna approvare la legge di recepimento della 104 che, anche se apparentemente non riguarda l’inserimento lavorativo, di fatto, come contesto e interventi di supporto all’inserimento lavorativo, è fondamentale. Su questo c’è la richiesta forte, da parte del gruppo, ricollegandoci a quello che si diceva stamattina.
Le varie leggi sulla 68 e sulla 469; solo della 68 sono 3, che la Regione Calabria e il Consiglio Regionale dovrebbero, prima predisporre e poi, il Consiglio Regionale approvare. Ovviamente la 381 del 91, la legge sulle cooperative sociali, che sono state l’altro grosso (sempre rispetto alla situazione calabrese) bacino d’inserimento, fino a questo momento, in carenza di una legge che priva le cooperative sociali, di tipo B, (che sono quelle dell’inserimento lavorativo) delle agevolazioni che sono previste dalla legge nazionale.
Sicuramente ci sono da fare queste tre cose. Le altre proposte che sono state fatte, a parte quelle nazionali, che ho citato prima, è l’istituzione di un tavolo di coordinamento regionale prima, e provinciale dopo, per il coordinamento degli interventi sull’inserimento lavorativo, presso l’Assessorato Regionale al Lavoro. C’è stato un intervento di un funzionario dell’Assessorato Regionale, che si è detto disponibile a organizzare un lavoro di questo tipo.
L’altra cosa che è uscita fuori è la necessità di avere un’informazione capillare, diffusa a tutte le associazioni che si occupano di disabilità; per cui ciascun Assessorato, che ha competenza per grandi interventi che riguardano persone in disabilità, ha il dovere d’informare tutte le associazioni in maniera che ognuno possa svolgere, nel suo territorio, il ruolo che compete a tutte la associazioni.
L’Assessorato Regionale al Lavoro ha già un progetto di legge di recepimento della riforma del collocamento obbligatorio, si propone di fare 100 sportelli in tutta la Calabria, di informazione. Qualcuno ha detto che non crede agli sportelli; è tutto da verificare. Di fatto, a livello di proposta concreta c’è da fare un’azione di pressione sul Consiglio Regionale; la maggior parte delle leggi che ho citato prima e che devono essere approvate, stanno al Consiglio Regionale, quindi bisognerà organizzarsi perché in qualche modo si riesca a premere a quel livello.
Un’altra cosa che è stata evidenziata dalla rappresentanza dell’ENS, Ente Nazionale Sordomuti, è stata quella di realizzare, nell’ambito della 68, delle graduatorie diverse per singole categorie di disabilità, in maniera da consentire un inserimento nel mondo del lavoro finalizzato, da una parte, funzionale, rispetto al tipo di disabilità che ciascuno ha. Per questo propongono una modifica alla legge 68; è una cosa che penso che l’ENS, a livello nazionale, proporrà in sede di Conferenza nazionale; in questo momento in Calabria siamo al tentativo di recepire la 68, prima ancora di poterla modificare. Comunque vedremo quello che succederà. Grazie.
QUARTO GRUPPO
Trasporti - Sport - Turismo
(Dott. Enzo Caserta)
Le proposte che sono state avanzate sono queste. Durante il lavoro di gruppo una platea numerosa e vivace ha partecipato alla formulazione di varie proposte riguardanti tre problematiche fondamentali: Trasporto, Turismo, Sport, Spettacolo e Cultura. Innanzitutto un’attenzione particolare è da porre verso i tre problemi, per garantire maggiore impegno e concretezza all’attivazione delle proposte avanzate.
La prima. Potenziare i canali d’informazione, di comunicazione attraverso sportelli informativi delle ASL, anche con partecipazione di volontari, per una concreta applicazione delle leggi sull’handicap.
La seconda. Impegno a costituire un tavolo di lavoro con la partecipazione delle Istituzioni e le Associazioni di categoria interessate.
Tre. Creare una pubblicazione che miri a raccogliere e divulgare tutte le informazioni sull’accessibilità turistica, in modo che si possa creare un turismo per tutti. La pubblicazione ha diversi obiettivi: raccogliere le diverse informazioni sull’accessibilità turistica, diffondere le informazioni in possesso, alle Associazioni, alle persone disabili, ai Centri di Riabilitazione; stimolare gli Enti per il turismo, i Comuni e le Associazioni; per migliorare la situazione esistente in Calabria.
Quattro. Potenziare e migliorare i mezzi di trasporto di tutti i Comuni per garantire un’adeguata accessibilità ai disabili.
Cinque. Rendere accessibili tutte le strutture pubbliche eliminando le barriere architettoniche.
Ci auguriamo che l’Assessore Regionale faccia il possibile per migliorare ed aiutare le nostre proposte.
QUINTO GRUPPO
Politiche Europee
per il superamento dell’handicap
(Dott.ssa Marisa Meduri)
Il nostro gruppo ha lavorato per parole-chiave. Siamo riusciti a trovare quattro parole-chiave per lavorare, rispetto alle politiche europee: Partnership, fondi comunitari, ruolo dell’handicap e qualità della vita.
Partnership
Il gruppo constatava come esiste una difficoltà ad avviare partnership stabili per la realizzazione di progetti europei. Voi sapete che i progetti europei prevedono un approccio detto "bottom-up", ossia l’approccio dal basso, che mette in collegamento diversi Enti, e la difficoltà, che veniva evidenziata, era quella di riuscire a costruire relazioni stabili, coordinamenti, per accedere a questi fondi comunitari. C’era un dirigente della Regione che evidenziava come, per esempio, nel programma leader 2, di sviluppo rurale, ci fosse un solo GAL, Gruppo di Azione Locale, che aveva avviato un progetto sul miglioramento della qualità della vita, un solo progetto in tutta la Regione Calabria. Questo, per dire che cosa? Che urge avviare progetti europei, in Calabria, costruire multipartenariato, a livello locale, che mettano insieme pubblico e privato, e questo si può fare, secondo il gruppo, soltanto attraverso un maggiore protagonismo del terzo settore ed un ruolo maggiormente attivo degli Enti locali a vari livelli, Regione, Province, Comuni, Comunità Montane.
Fondi comunitari
Il gruppo evidenziava come sia difficile avere informazioni sui fondi che sono previsti dall’Unione Europea, quindi sulle linee di finanziamento che l’Unione Europea prevede nelle sue attività. Pare (dicevano persone presenti all’interno del gruppo) che l’Unione Europea abbia centralizzato questa funzione informativa individuando per l’Italia l’ANCI; però non è una funzione che l’ANCI ha ancora fatto, per cui c’è una difficoltà d’informazione. Quali fondi sono avviati in questo momento? Quali linee operative? Quali linee di finanziamento? Questa è la prima difficoltà.
La seconda difficoltà è riuscire a costruire un progetto per accedere al finanziamento; la terza è gestire e rendicontare. Il gruppo evidenziava che ci vuole una competenza, nella gestione dei fondi comunitari, che è difficile da trovare, sia nel terzo settore, sia tra gli Enti pubblici. Abbiamo poi un eccessivo tecnicismo che paralizza alcuni gruppi, quelli più piccoli che fanno anche fatica a mettersi in rete con altri.
Non dimentichiamoci, ed è una cosa che il gruppo diceva con forza, che l’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea che ha bisogno, per avviare progetti europei, di una fideiussione, cosa che non succede in nessun altro Paese dell’Unione Europea, e questo va ribadito con forza, perché la fideiussione è uno sbarramento all’ingresso dei finanziamenti europei.
Questo per mettere in evidenza una cosa, che il ruolo dell’Ente Locale è ancora più importante perché è l’Ente Locale che può avallare fideiussioni. Quindi il ruolo dell’Ente Locale, in questo momento e anche per i prossimi programmi, come "Equal", che uscirà a breve, prevede che il titolare sia l’Ente Locale.
Ruolo dell’handicap
Ci siamo soffermati sui finanziamenti Agenda 2000-2006, che prevede nell’asse quinto, "città", un finanziamento per i servizi, alle persone, di 72 miliardi per 5 anni. Per tutti i bisogni che la Regione ha in questo momento, questi 72 miliardi per 5 anni sono poca cosa. La proposta immediata è stata quella di non considerare l’handicap come esclusivamente presente all’interno del tavolo dell’asse città, ma di proporre, anche questo all’Ente Regione, che la tematica handicap sia presente anche in molti tavoli di discussione e che quindi sia un elemento trasversale all’Agenda 2000 per il miglioramento della qualità di vita delle persone con handicap. C’è già una proposta operativa; i rappresentanti di questo mondo possono partecipare ed intervenire ai tavoli dell’asse risorse umane, dell’asse innovazione tecnologica, dell’asse ricerca scientifica. Viene fatta anche una richiesta, cioè, negli altri fondi comunitari, e anche nei progetti per l’imprenditoria giovanile, di trovare corsie preferenziali per il miglioramento della qualità della vita dell’handicap o per la costruzione di attività imprenditoriali che occupano anche persone con handicap; si chiede che Agenda 2000 abbia la stessa linea, che faccia lo stesso investimento, che attivi queste corsie preferenziali. Il gruppo commentava che in questa maniera i 72 miliardi diventerebbero molti di più perchè si lavorerebbe su più assi e non esclusivamente sull’asse città, che è stato preso in considerazione come elemento di base e di partenza.
La qualità della vita
Il gruppo constatava come la qualità della vita, anche nelle persone con handicap, e comunque la proposta di progetti di qualità, parta dalla formazione degli operatori. In questo senso la proposta, che viene fatta agli Enti pubblici e privati, è di sfruttare l’asse previsto da Agenda 2000-2006 delle risorse umane, per la formazione degli operatori. Però è necessario definire che cosa si vuole intendere per qualità. Il nostro gruppo ritiene che la qualità si definisca a partire dal soddisfacimento dei bisogni dell’utenza, dei bisogni che il territorio esprime; il gruppo ritiene che debbano essere ascoltati e resi partecipi gli utenti, le famiglie degli utenti e gli operatori che sono a stretto contatto con questa problematica. In questo senso i progetti europei sono una grossa risorsa per la qualità, per il semplice motivo che, a differenza di altri progetti che seguono un’altra strada, di finanziamenti dei Comuni, degli altri Enti, non seguono il criterio al ribasso. Il gruppo constatava come molti appalti, nei Comuni della nostra regione, vengono fatti con il criterio fondamentale dell’appalto al ribasso, a cui viene dato molto punteggio; questo non garantisce qualità e non garantisce qualità dei servizi fatti agli assistiti, agli utenti. I progetti europei, a cui questo gruppo propone di partecipare, con questa forte partnership, garantiscono competenza, innovazione, riproducibilità e partnership forte, che copre tutto il territorio, e che evita il criterio del ribasso. Grazie.



